Un INDOVINA CHI che passa in rassegna le precedenti amministrazioni disegnando i profili dei capofila. Al lettore non resta altro da fare che associare il nome all’identikit.
Esistono tre tipi di capi, tutti bravi, tutti di successo, tutti con un solo difetto, talvolta fatale!
Il primo tipo è geniale, esuberante, generoso, si lancia in un’avventura con un gruppo di amici in cui ripone fiducia…………..è sicuro di se, del suo piano, della sua strategia; sa però recepire prontamente i suggerimenti, le idee, le correzioni degli altri. Gli piace lavorare in gruppo, formare una squadra. E’ convinto che tutti siano pronti a dedicarsi alla causa comune ed è sicuro di poterli trascinare con l’entusiasmo, con l’insegnamento, con l’esempio: ama i suoi collaboratori, li considera amici, li elogia, esulta per i loro risultati. Purtroppo la sua eccessiva fiducia negli “altri” lo porta a non capire che questi sono in competizione con lui e, come Giulio Cesare, non si rende conto che TUTTI sono convinti di avere il suo stesso valore………………..e finisce così vittima del loro “tradimento”.
Il secondo tipo non compie l’errore del primo; egli sa di essere superiore agli altri, di avere una potenza di intuizione, una visione strategica, una rapidità di decisione, una capacità di lavoro infinitamente maggiore della loro. Perciò utilizza moltissimi collaboratori, assorbe da loro ogni idea, ogni suggerimento utile, ma delega loro NULLA. Sa farsi amare, li trascina entusiasmandoli, li seduce, li circuisce, ma non costruisce una struttura organizzativa, un partito, una comunità. E’ convinto che la vittoria dipenda ESCLUSIVAMENTE dal suo intervento personale…………e spesso è vero! Purtroppo però, nella sconfitta, si trova senza uno stato maggiore, senza ufficiali esperti e cosi deve ricominciare da “capo”.
Il terzo tipo non ha nessuno dei precedenti difetti; costruisce una splendida macchina organizzativa, sceglie collaboratori capaci, competenti, consiglieri selezionati. Costruisce i suoi piani operativi consultandosi con loro: ascolta ogni parere, ogni indicazione e ne tiene conto. Con questi collaboratori tiene solo rapporti rigorosamente professionali: i rapporti intimi, quotidiani, li ha solo con un nucleo interno di persone fedelissime e che gli ubbidiscono ciecamente. Egli costruisce in tal modo una macchina estremamente efficiente e non rischia né il tradimento come il primo, né la solitudine come il secondo. Il difetto? Gli esseri umani vogliono amare il loro capo, sentirsi stimati e amati personalmente: spesso per dare loro questa impressione basta solo una parola, uno sguardo………..lui non lo fa e loro lo sentono freddo, indifferente, distaccato, lontano.
Con questa fugace triade di identikit si è voluti affidare all’immaginazione del lettore l’associazione con le figure amministrative con le quali ci siamo imbattutti nell’escursus politico cittadino. Nello stesso tempo si è voluti analizzare l’organizzazione delle passate macchine amministrative e relazionarla con le caratteristiche dei rispettivi “capi”.
A Voi lettori, dunque, l’ardua sentenza………….
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