Veniamo al resoconto di quello che è successo nell'ultimo Consiglio Comunale. Nel primo video l'intervento di Alessandro Santoro in merito al Parco della Costa. Nel secondo video la versione INTEGRALE del Consiglio Comunale.
Buona visione a tutti


Un testo che spiega puntualmente il “Costituente Parco della Costa Teatina”, è il seguente , esso è stato postato in un intervento come commento sull’articolo “NO PARCO DELLA COSTA TEATINA", ma penso che abbia interesse per essere una testata di pagina nel nostro BLOG.
Mi permetto una riflessione personale e dato l’interesse che questo caso sta sollevando, per tutta la popolazione di Casalbordino, sarebbe interessante che ci fossero proposte o aspettative o preoccupazioni per la realizzazione di questo parco. Ormai il Parco sicuramente ci sarà esprimere le nostre preoccupazioni di sviluppo nel campo turistico, agricolo, edilizio, non sarebbe male discuterle. Il continuare a difendere o accusare il comportamento del nostro Sindaco non serve a nessuno, ma forse se prima della fine di questo mese potessimo dare delle indicazioni sulla perimetrazione migliore possibile, sarebbe solo per il bene di CASALBORDINO e di noi CASALESI. Ricordo che il nostro BLOG è stato lo strumento con il quale si sono scelti i candidati per la nostra lista civica “IL SOLE”, i quali sono stati scelti anche per le proposte da loro presentate e divenute il nostro programma elettorale.
Costituente Parco della Costa
Perché vogliAmo il Parco a Casalbordino?
Da anni Regione e Comuni devono esprimere i propri pareri non vincolanti sul confine del Parco. Già nel 2007 il Ministero ricordava formalmente che "in assenza di proposte, avrebbe provveduto alla perimetrazione con propri criteri"; richiamo ribadito per l'ultima volta con il termine del 30/09 prima della nomina di un commissario ad acta. Quasi nessuno ha fatto quanto dovuto per anni, ma non appena c'è stata una data precisa è cominciata una campagna a base di bugie. Bugie che abbiamo svelato una ad una ma che hanno avuto l'effetto di confondere le acque, di far perdere altro tempo e di distrarre dal vero punto: "Perché gli amministratori non hanno informato cor-rettamente la popolazione e non hanno fatto quanto loro ripetutamente richiesto?".
In questa fase abbiamo sempre parlato con tutti, perché abbiamo capito subito che si è cerca-to di scatenare una guerra tra poveri, innescata altrove per difendere interessi che nulla hanno a che vedere con chi l'avrebbe dovuta combattere. In questo tratto di terra ci sono infatti interessi economico-speculativi che hanno lavorato e lavorano nel silenzio contro il Parco e cioè: specula-zioni edilizie, impianti di estrazione e lavorazione di idrocarburi, industrie insalubri (discariche, centrali a olio di palma, cementifici, inceneritori, ecc.). Investimenti che hanno tutti in comune i grandi guadagni di chi li fa e a distruzione del territorio.
Il compito degli amministratori era ed è assai semplice. Hanno di fronte una proposta di peri-metrazione del Ministero effettuata a seguito di una "istruttoria tecnica che ha consentito di verificare la presenza sul territorio di valori naturalistici paesaggistici e storico-culturali di rilievo nazionale e internazionale" ed una bozza di DPR con le norme di salvaguardia, cioè quel-le norme valide fino a che il Parco non si darà autonomamente le proprie. Una proposta ed una bozza che non sono state rese pubbliche. Su tale proposta gli enti locali possono sostanzialmen-te suggerire due cose:
·"Questa zona non dovrebbe stare nel perimetro per i seguenti motivi.…."
·"Vorrei che anche questa zona fosse compresa nel perimetro."
Sarebbe lecita anche la proposta che tutto il territorio comunale entri nel Parco (la migliore secondo noi).
A nulla servono le consultazioni popolari o le delibere contro, come gli amministratori sanno benissimo. Si noti che il Governo ha l'ultima parola anche - ad esempio - per le centrali nucleari, i pozzi di petrolio, le raffinerie, la TAV, le discariche, ecc.. Perché molti sindaci sono stati e sono così freddi di fronte a reali devastazioni come quella del petrolio e si scaldano tanto per quella che secondo la legge è una via per lo "sviluppo economico e sociale" delle popolazioni locali?
Il Sindaco di Casalbordino ha detto che non farà la perimetrazione perché non è in grado di farla ed in effetti la perimetrazione la fa il Ministero, al Sindaco è stato solo chiesto un parere basato sulla sua migliore conoscenza del territorio, allo scopo di prevenire errori e quindi pro-blemi per la popolazione. Il Sindaco ha anche chiesto che la Regione dica che queste zone non hanno "valore nazionale". Spiace vederlo denigrare così il proprio territorio, unendosi al para-dosso di chi a livello regionale opera per lo sviluppo dell'agricoltura e del turismo e contempo-raneamente cerca di certificare di fronte al mondo che una zona dell'Abruzzo, importantissima per l'agricoltura e il turismo, non ha nulla di valore. L'idea di abrogare un Parco Nazionale esi-stente è sostanzialmente una fantasia autolesionista: come potrebbe una nazione, una regione, una provincia, un comune, che hanno nel turismo uno dei loro maggiori interessi, mettere in mano agli operatori internazionali, che pubblicizzano altre mete, una carta così vincente?
Non c'è spazio per elencare i vantaggi spiccioli dell'appartenere ad un Parco Nazionale: l'incremento del valore immobiliare, le maggiori richieste di affitto diffuso, le possibilità di inter-cettare finanziamenti europei ecc.. Ma il Parco non è solo un modo per avere qualche finanzia-mento, è molto di più: si pensi solo al miglioramento del paesaggio, della qualità di aria, acqua e di conseguenza anche del mare ecc.
Ma c'è ancora molto altro: per capirlo dobbiamo partire dal fatto che il mondo sta cambiando; che siamo di fronte al crollo di un sistema economico che ci hanno fatto crede-re essere l'unico possibile e che sarebbe cresciuto per sempre. A ben pensarci si trattava di favole, ma noi ci abbiamo creduto. A ben guardare non è neppure un sistema che porta la felicità per cui non è poi così male che se ne vada. Il problema è però che questa transizione non sarà indolore e l'Italia si trova sul perimetro esterno della parte più fortunata del mondo e potrebbe esserne espulsa da un momento all'altro.
Cosa fare dunque della nostra terra? Sperare nella ripresa dell'industria automobilistica e nel frattempo costruire seconde case in riva al mare? Abbandonare per sempre l'agricoltura e spe-rare che i supermercati saranno sempre pieni di qualcosa da mangiare, che viene da chissà dove ed è fatta chissà come? Sperare che i turisti arrivino a migliaia senza però aver nulla da offrire che non sia già offerto - meglio e a minor prezzo - da altri? Costruire una strada con parcheggi sulla ferrovia dismessa? Costruire un porto turistico per ogni comune? Sperare nel petrolio e - come proposto senza vergogna a Bomba - accettare una raffineria e il rischio Vajont per l'elemo-sina di 383.000 euro all'anno per 12 anni e dopo ripartire da sottozero? Bruciare i rifiuti altrui? Tutte queste ipotesi di futuro sono solo favole o incubi.
Il cambiamento ci sarà di certo e coinvolgerà il nostro stile di vita ed è quindi necessario passare dalla paura del futuro al vedere che i cambiamenti inevitabili e profondi che ci attendono posso-no avere conseguenze positive, possono essere un'opportunità.
Torniamo quindi al Parco. Il Parco è uno strumento perfetto per affrontare questo futuro: per "l'integrazione tra uomo e ambiente naturale" per le " attività produttive compatibili" per la "la promozione economico-sociale delle popolazioni locali" - tutte citazioni dalla legge quadro. Permette di far rinascere le comunità locali rinsaldando i legami tra le persone e la partecipazio-ne alle scelte comuni. Di sviluppare la produzione locale di beni e quindi mantenere la ricchezza dov'è prodotta. Di ridurre i rifiuti e i consumi di energia incrementando la microgenerazione locale da fonti rinnovabili. Di migliorare le conoscenze e le capacità pratiche delle persone, in modo che possano riprendere il controllo delle loro vite.
Nel mondo prossimo l'agricoltura sarà nuovamente al centro dell'economia, si tratta di decidere se soccombere alla grande distribuzione o rieducare consumatori e produttori (cominciano pro-prio da quelli che vivono nel Parco) verso un'autosufficienza basata su prodotti locali di qualità. E se in qualche modo l'economia si riprenderà noi, grazie all'opera di "conservazione per le ge-nerazioni presenti e future" del nostro patrimonio, potremo essere un esempio ed un richiamo per il turismo "verde". Un turismo rispettoso, fatto di persone e non di grandi numeri.
Deve essere infine chiarissimo che il Parco automaticamente non porterà a tutto questo. Se la Comunità parco - fatta dagli amministratori locali - non sarà propositiva, se gli organi di ge-stione non saranno neppure costituiti (come accade adesso per 3 dei 4 parchi abruzzesi in cui la politica disattende le leggi e nomina commissari e direttori senza alcuna competenza). Se il Par-co verrà interpretato, contro lo spirito della legge, come qualcosa di repressivo. Se non ci saran-no ampie "modalità di partecipazione popolare e pubblicità degli atti" - "promozione di attivi-tà di educazione" - "promozione, valorizzazione e sperimentazione di attività produttive com-patibili" prima tra tutte l'agricoltura. Se non ci sarà tutto questo, allora il Parco non sarà quello che potrebbe essere.
Ma la colpa non sarà del Parco ma nostra, che non avremo saputo sfruttare questo strumento che una fortunatissima serie di circostanze ci ha messo a disposizione.
Dobbiamo quindi lavorare oggi per il Parco e domani affinché il Parco sia proprio quello che vogliamo.